04 agosto 2007

Il ballo del tampone

Per cercare di tamponare gli effetti nocivi sull'opinione pubblica causati dalla vicenda dell'onorevole Mele, beccato all'Hotel Flora di Via Veneto con un paio di squillo dedite alla coca, nel centrodestra si è pensato al tampone. O meglio, al ballo del tampone. Ovvero, si è creato nel giro di pochi giorni il tentativo maldestro di arginare una deriva di immagine di non poco conto, soprattutto per l'Udc, grandi moralizzatori dei nostri costumi, che pensano più a guardare nelle case e nelle famiglie degli altri piuttosto che nelle proprie.

Era così una scena ai limiti del ridicolo quella alla quale si poteva assistere la scorsa mattina sotto Montecitorio, dove di fronte alla ambulanza-laboratorio allestita in fretta e furia dallo stesso partito di Casini, si accalcavano alla rinfusa vari politici del centrodestra, a cominciare dagli stessi colleghi di partito di Mele, passando per i leghisti "duri e puri", sino ad arrivare agli aennini pronti a sfidare sul "capello" gli altri rappresentanti della loro coalizione.

Sì, perché nella ressa per lasciare una testimonianza indelebile della loro integrità fisica e morale, gli onorevoli parlamentari sono riusciti a dividersi pure sul fatto se fosse più probante il test-tampone o l'analisi del capello. Roba da commedia all'italiana di serie B.

Tutti in fila con il numeretto, dunque, alla ricerca della credibilità perduta. E con il nuovo Psi, microcellula impazzita del fu Psi craxiano ancorato alla vecchia amicizia con il Cavaliere, risalente agli anni d'oro dei nani e delle ballerine, che a gran voce pretende di introdurre l'analisi obbligatoria anche per il premier e per tutti i componenti del governo. Chissà che non ci scappi un bel ribaltone a colpi di tampone, magari accusando Prodi di assumere sostanze dopanti prima delle sue consuete uscite in bicicletta.

Pensare che è questo il quadro attuale della politica italiana, lascia un amaro in bocca che niente ha a che vedere con quello della cocaina. Si tratta di un profondo senso di disgusto, di dissociazione totale nei confronti di una classe politica che dovrebbe rappresentare i cittadini, ma che in realtà non riesce a fare altro che rappresentare il lato più bieco di se stessa. In particolare, pur senza dimenticare l'imbarazzante vicenda Forleo-Unipol, che coinvolge parte dell'Unione senza che i diretti interessati siano per il momento riusciti ad assumere una posizione limpida e convincente, provocano tristezza e inquietudine coloro i quali, appartenenti alla cosiddetta Casa delle Libertà, in nome di una immagine da mantenere di fronte al proprio elettore ideale, nel giro di ventiquattro ore riescono a tirar fuori dal cilindro iniziative veramente "border-line", ai confini di una realtà politica che gran parte degli italiani vorrebbero fosse costituita di ben altro.

Così, mentre la procura indaga per tentare di capire chi abbia introdotto la sostanza stupefacente nella suite dorata affittata dall'onorevole Mele (tra l'altro non nuovo a bravate e furbate degne dalla peggiore tradizione della vecchia Dc), assistiamo impotenti a questo balletto della rigenerazione, al confronto vis a vis al grido "io sono più pulito di te". L'ennesima commedia all'italiana, per l'appunto, buona giusto a colorire una estate già piena di gossip e chiacchiericci, tipici del nostro italico modus vivendi.     

E.S.,  02 agosto 2007

02 agosto 2007

Quando la fortuna bussa alla porta dei parlamentari!

 

Senza volerlo, nel momento in cui serpeggiava il malumore degli italiani, che pretendevano che gli onorevoli si abbassassero stipendi e pensioni, ecco un prode onorevole democristiano ha dato la stura ad un’inversione di percorso: poveretti, questi parlamentari che, lontani dalla moglie, sono costretti a giacere con due donne alla volta, riempiendole di droga per funzionare meglio.

Bisogna dare agli onorevoli oltrecché un salario da nababbi, oltrecché tutto (bar, ristoro, parrucchiere, callifugo e psicanalista) gratis dentro i Palazzi, oltrecché un secondo stipendio per il cavalier servente che porta loro il borsello, ora un aumento dello stipendio per affittarsi un adeguato appartamento a Roma (per quel che costa…!) e così riunire la famiglia.

Visto che queste trovate funzionano, alla ripresa dei lavori andranno alla camera e al senato in T-SCHIRT e PANTALONCINO, così i finanziatori di siffatti “cresi” dovranno presto correre ai ripari e versare a loro un integrazione in denaro per potersi comprare un rigoroso completo blu di lanetta inglese e una cravatta verde o rossa, secondo la divisa…

Boris Longojev

 

27 luglio 2007

Metodi antichi per incendiari moderni.

 

Gli incendiari hanno fatto tesoro non tanto della scuola fatta alla RAI, di inzuppare di benzina i gatti e lanciarli in una corsa di fuoco verso i boschi, quanto dell’insegnamento di Archimede: seguendo il suo esempio, quando incendiava a debita distanza le navi romane lanciando con la fionda le cicche (i culazzi, per chi non è padrone della lingua italiana) di sigarette non spente a dovere.

Forse si serviva anche di vetri rotti, che facevano da specchi, per concentrare innocentemente i raggi del sole siciliano su quella flotta pertinace…

Boris Longojev

 

26 luglio 2007

Ora Silvio possiede anche dei princìpi.

 

Caro Silvio,

hai tutta la mia ammirazione: dopo aver realizzato mille opere di sollievo per l’umanità, proprio stamani ho sentito che hai acquistato anche dei princìpi: di grazia in quale agenzia hai fatto il colpo grosso?

Ti so capace di comprare tutti i principi degli emirati arabi, sai comprare, in nome della pace intestina, i nazionalisti fascisti (o ex) di Fini e gli antinazionalisti padani di Bossi, la coscienza puritana dei democristiani di Casini, ma questa è l’ultima tua vittoriosa impresa, entrare finalmente in possesso di princìpi, come hai annunciato in pubblico e ufficialmente al termine di una cena offerta gratis a tutti i parlamentari azzurri (e non sono pochi) : «Noi ora abbiamo dei princìpi!».

Boris Longojev

 

 

Tempo di "untori".

Nel 1648 scoppiò la peste nella Lombardia. Poiché non si può subire un danno senza cercare un colpevole, gli incriminati furono gli “untori”.

Nel 2007 scoppiarono centinaia, forse migliaia di incendi nell’Italia meridionale, nei giorni in cui la temperatura salì oltre i 40°. Di chi la colpa? Dei nuovi “untori”, che si sono dati appuntamento in tutto il meridione, per un raduno di incendiari, ed hanno appiccato il fuoco con gatti cosparsi di benzina o senza. Poi finito il gran caldo, i “dolosi” si convertono, gli incendi si diradano, non se ne parla neppure più. Per tutto l’anno gli incendiari depongono i loro fiammiferi, perché la loro malvagia fantasia si accende solo in occasione della grande canicola.

Se fossero più intelligenti potrebbero appiccare il fuoco con (loro) maggiore fortuna, quando si leva forte il vento, ma allora il raduno è finito e ognuno se ne resta in panciolle a casa propria…

Boris Longojev

 

22 luglio 2007

Università di Messina, cinque arresti e rettore indagato

Le ipotesi di reato sono peculato diretto all'appropriazione di finanziamenti regionali e dell'Università destinati alla realizzazione del progetto scientifico Lipin. Al peculato sono connessi reati di falso in atto pubblico. Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha disposto l'avvio di una ispezione ministeriale ed ha chiesto al Consiglio di Stato di verificare la sussistenza della possibilità di procedere al commissariamento dell'Università in quanto ente pubblico

Quanto sono ingenui gli “indagatori”. In non poche altre università si truccano i concorsi per farli vincere a figli di magistrati, così per gli “aventi il carbone bagnat” la partita è chiusa.
Come fanno?
Presto detto: il candidato predestinato conosce preventivamente il tema dell’esame e quindi, superato lo scritto con il massimo dei voti, si pone al di sopra di ogni altro concorrente…
Gli altri concorrenti sanno di non poter spezzare questi intrecci e si rassegnano a fare gli insegnanti di scuola media…

Anno III dell'Era del "Falso non è reato".

Boris Longojev

21 luglio 2007

Riaprire Norimberga

Propongo di riaprire il Tribunale di Norimberga, per giudicare e condannare lo stragista Giorgio W. Bush, che ha seminato nel mondo vittime, colpendo l’Afganistan e l’Iraq con una strategia di distruzione, contro civili inermi, contro un popolo che ha sofferto già tanto per i dissidi interni e in questi ultimi anni martoriato da soldati che sono inviati a esportare più morte, mutilazioni, torture, povertà, fame, disoccupazione che “democrazia”.

Un altro capo a parte di imputazione è quello legato al carcere di massima sicurezza di Guantanamo, dove sono imprigionati uomini senza diritti, senza difensori, senza alcun collegamento  con la Croce Rossa Internazionale, umiliati, seviziati, trattati peggio degli animali nei nostri canili.

Per questi capi d’accusa chiedo un processo contro Giorgio Bush, ideatore e responsabile di delitti perpetrati contro membri della famiglia umana.

 

Boris Longojev

Italia, nell’Anno IV dell'Era del "Bisogna saper convivere con la Mafia"  

 

Il villaggio della felicità

 

Tre individui partono per raggiungere il villaggio della felicità.


A metà cammino trovano la strada sbarrata da un altissimo muro di granito: impossibile aggirarlo, da

 

entrambe le parti c'è il precipizio.

Il primo individuo si abbatte scoraggiato, piange lacrime disperate e si arrende, in un mare di lamenti, all'ingiustizia del suo destino.

Il secondo individuo accetta la situazione affrontandola. Si rende conto di non poter scavalcare il muro, inutile lamentarsi. Pianta invece delle bougainville e osserva la loro crescita. Gioisce nel vederle spuntare, germogliare; il muro diventa il loro sostegno e lentamente esse lo ricoprono. Materialmente il muro esiste ancora, ma non ha più presa negativa sulla psiche del secondo individuo, il quale, malgrado l'ostacolo, raggiunge la felicità nel più profondo di se stesso.

Il terzo, tipo sportivo ed intraprendente, tesse una corda di liana, si costruisce un gancio e con un lancio da pescatore l'aggancia alla cima del muro, si tira su e ridiscende dall'altra parte.

Morale: in ciascuno dei tre viandanti il muro ha provocato una reazione diversa, il muro non era né buono né cattivo, era semplicemente un muro - una sfida - e ciascuno dei tre ha reagito secondo la propria indole, positivamente o negativamente. Oggetti, circostanze e fatti hanno l'importanza che noi gli diamo. L'ostacolo è una creazione mentale e, cosi come l'abbiamo creato, lo possiamo distruggere.
Ci sono due metodi: quello di volerlo distruggere fisicamente, annientarlo, e quello di volerlo vincere mentalmente, interiormente.
Nel primo caso, appena vittoriosi, ci troviamo già dinnanzi al prossimo ostacolo.
Nel secondo caso, avendo vinto la nostra battaglia interiore, non ci saranno altri ostacoli, solo sfide, dure e difficili forse, ma meravigliose e inebrianti, come lo è l'ardua scalata di una parete rocciosa.

                                                                                                                                     anonimo

 

20 luglio 2007

I: Premiata macelleria italiana

 

 

19 Luglio 2007

Premiata macelleria italiana

intervista_Covell.jpg

http://it.youtube.com/watch?v=3BrpINHD22E

 



Il giornalista inglese Mark Covell si trovava nella scuola Diaz Parodi di Genova il 21/7/2001, poco prima di mezzanotte. Credeva di essere in un Paese democratico. Sbagliava. E’ uno dei 66 stranieri massacrati dalle forze di Polizia. Ai quali vanno aggiunti i 27 macellati nostrani. E’ stata infatti “Un’operazione di macelleria messicana», come ha ammesso il vice questore Michelangelo Fournier. Che ha aggiunto: «Quando sono arrivato nella scuola ho visto quattro poliziotti, due in divisa, due in borghese che al primo piano infierivano su una decina di persone a terra, non erano miei uomini”.
Mark Covell se l’è cavata con poco:
- un’accusa di terrorismo
- otto costole rotte
- entrambi i polmoni perforati
- stato di arresto per tre giorni.
Infatti, se fosse stato trasferito a Bolzaneto avrebbe assaggiato “il cammino dei canguri”. Una variante del football dove i calciatori sono robusti rappresentanti delle forze dell’ordine disposti su due file. Il pallone è il giornalista non allineato preso a calci poderosi durante il percorso.
Secondo Mark, ben 76 poliziotti sono accusati di abusi dei diritti umani.
Saranno processati, come è giusto, ma chi sono i responsabili politici di quella mattanza? Identifichiamoli, è facile, i nomi fateli voi per una volta. E poi applichiamo “il cammino del vaffanculo”. Due file di cittadini a incitarli. Loro in mezzo. L’insulto, del resto, è ormai depenalizzato.
A Genova, sabato 21 luglio 2007, ore 16,30, presso il Museo di Sant'Agostino - piazza Sarzano 35r ci sarà l’incontro: PREMIATA MACELLERIA ITALIANA, sul tema: “Chi controlla le forze di polizia? Chi garantisce i diritti costituzionali?” Del Comitato Verità e Giustizia per Genova.

http://www.beppegrillo.it/

18 luglio 2007

Il rispetto della natura.

Uno psicologo, che parla di frequente alla televisione, citava oggi un pensiero di San Tommaso d’Aquino:

Tutta la creazione va rispettata e amata nella scala dei valori: il sasso, la pianta, l’animale, l’uomo.

Diventa un grave disordine invertire quest’ordine della natura.

Rispettare e amare un sasso più di una pianta, una pianta più di un animale, un animale più di un uomo…

Capita…

Ma capita ormai molto di frequente, a più non posso, che si ami un vile metallo più di un uomo.

Il denaro più della propria madre, della propria compagna, del proprio figlio, del conoscente, e, quanto più dell’estraneo, quel negro che viene a lavorare qui per ingrossare il mio capitale…

Un mondo quasi totalmente disordinato.

 

Boris Longojev

 

15 luglio 2007

Eutanasia ante littera!

Gesù Cristo, che, avendo il potere di non consegnare la sua vita ai suoi nemici, si lasciò crocifiggere, si lasciò morire, non ebbe, giustamente, alcun funerale cattolico.

La sua fu di fatto una eutanasia ante litteram.

Meno male per sua madre, visto che ancora non era stata inventata quella terribile parola… essa avrebbe protestato invano, se San Pietro – o un cardinal Ruini - avesse preso posizione contro una sepoltura cristiana per il suo Maestro.

 

Boris Longojev

 

Previti torna ai domiciliari.

 

Dal Televideo RAI del 15/07/07:

Dopo la conferma in Cassazione della condanna a un anno e mezzo per la vicenda Lodo Mondadori, Cesare Previti torna ai domiciliari. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza, revocando il beneficio dell'affidamento ai servizi sociali della condanna a un anno e mezzo per la vicenda Lodo Mondadori, Cesare Previti torna ai domiciliari. Lo ha deciso il Tri

Vuol dire che può dichiarare sua fissa dimora una stanza di Palazzo Madama?

 

Boris Longojev

 

Spiagge per i pensionati.

Dal Televideo RAI del 15/07/07:

Dilaga il caro spiagge: i prezzi aumentano di almeno il 3% con punte del 17% rispetto all'anno scorso. Sono i dati di un'inchiesta dell'AGI secondo cui un bagnante può spendere fino a 100 euro al giorno per lettino,cabina, ombrellone, soprattutto se si sceglie la costa della Versilia, la spiaggia del Poetto a Cagliari o i Faraglioni di Capri. L'ombrellone più costoso è a Forte dei Marmi (55 euro). E in Versilia l'ombra più vicina al bagnasciuga costa di più. Le associazioni dei consumatori contestano anche le tariffe dei parcheggi.

 

Sarebbe a dire che i pensionati ora potranno andare a mare solo un giorno per i tre mesi di tutta l’estate, visto che è stata aumentata di solo 30 euro la pensione.

 

Boris Longojev

 

12 luglio 2007

Amato sogna la storia!

"Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E' una tradizione siculo-pakistana che vuol far credere il contrario". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Amato, al convegno su Islam e integrazione. Amato ha ricordato come solo fino agli anni '70 si trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle importate oggi in Italia da alcuni musulmani. Non imputiamo a Dio, ha detto il ministro, ciò che è da imputare agli uomini, cioè gli atteggiamenti patriarcali e maschilisti. E dopo le polemiche seguite alle sue affermazioni, ha spiegato: da siciliano ho parlato di una Sicilia che non esiste più. <da Televideo della RAI>ato co

 

Giuliano Amato non è siciliano, come egli si attribuisce per dare valore alle sue ben meschine giustificazioni: Lui sogna e racconta le sue traveggole come fatti storici: io sono siciliano, ho 80 anni, e non ho mai assistito o sentito dire di uomini che picchiano senza motivo le loro donne.

Quando l’avventato Ministro parla del ’70, forse si riferisce al 1070, ma non sono proprio sicuro che a quell’epoca i maschi siculo-pakistani picchiavano gratuitamente le donne.

Sarà forse un ammiratore di Papa Ratzinger, che spara a zero le sue sfrottole… Tanto gli islamici non intendono bene l’italiano (o il tedesco), così loro pensano di poter inventarsi fatti storici con la loro immaginosa fantasia.

 

La parola una volta era d’argento, ora è divenuta di piombo, mentre il silenzio resiste, resta ancora d’oro.

Certuni farebbero bene a non aprire la bocca: solo così possono evitare di offendere la gente.

 

Non possiamo dimenticare che Amato è stato quell’uomo di governo che ha soppresso la scala mobile del salario degli operai, proprio in un 31 luglio, alla vigilia della chiusura delle camere e nel periodo in cui gli ingenui lavoratori erano distratti dal correre verso le ferie

 

Boris Longojev

 

10 luglio 2007

La giustizia non può attendere.

Le cronache politiche di queste settimane sono alimentate da due storie che tutti vorrebbero non fossero vere. La vicenda di Genova G8 e lo spionaggio/schedatura a danno di magistrati, uomini pubblici, ecc.
In casi come questi è di prammatica premettere che si tratta di indagini in corso, che occorre attendere l'esito, che occorre che la giustizia faccia il suo corso, che è sbagliato e scorretto anticipare sentenze, ecc. ecc..
Non è difficile capire che, come per tante altre vicende più o meno sconcertanti, più o meno misteriose, la gravità delle notizie che ci arrivano intorno a queste due vicende provoca in tutti una domanda di verità rapida e chiara.

E poiché spesso questo non succede, quelle regole garantiste valgono per quanto riguarda la giustizia ufficiale, ma non valgono per l'opinione pubblica, che non può stare per anni in attesa di sapere in che paese viviamo. Non stiamo parlando di episodi di cronaca nera dove, in mancanza di meglio, si costruiscono puntate televisive e sostituti del varietà, dopo i quali ognuno torna ad occuparsi delle proprie vicende. Sulle storie delle quali stiamo parlando è difficile dare un'occhiata ai giornali o ai telegiornali e poi tornare ad occuparsi degli affari propri come se niente fosse. E' vero, le notizie che ci arrivano in questi giorni non sono tanto nuove, ma oggi hanno il timbro dell'ufficialità. Non un cambiamento marginale, tutt'altro.
E le informazioni che via via si accumulano scavano dentro di noi una sensazione di smarrimento perché, anche se manca la certezza della verità della giustizia ufficiale, dentro di noi sappiamo che quei fatti sono almeno verosimili. E già questo non vorremmo che fosse vero. E non è come per un delitto delle brigate rosse o per un attentato terroristico. Qui facciamo fatica a dirci che tra stato, cittadini e violenza i ruoli si sono confusi e invertiti. Chi doveva proteggerci ha cambiato casacca e il cittadino è rimasto solo e in balia. Qui i nostri tutori e interpreti si sono sentiti liberi di usare la nostra fiducia per un uso opposto a quello dovuto.

Ci viene in mente l'Argentina ma non vorremmo esagerare, ci vengono in mente gli stati di polizia ma non vorremmo crederci. E poi riflettiamo cercando di dirci che qualche cretino in giro c'è sempre, che nel cesto c'è sempre la mela marcia e quindi non c'è da meravigliarci. Cerchiamo di dirci tutto questo, ma nel momento stesso che facciamo questo sforzo sentiamo anche che questa "filosofica" spicciola in questi casi non regge; che il richiamo ad attendere la giustizia ci impedisce di dire quello che pensiamo ma non di pensare. C'è la sensazione che il paniere sia infetto. E dobbiamo ricorrere a tutto l'autocontrollo possibile per non esser disperati, per non abbandonarci alla sensazione della sconfitta e dell'impossibilità di rinascere. Cerchiamo di pensare che la real politik alle volte può essere anche questo ma che si tratta di episodi, disgraziati, ma non sono la norma.

Ma non possiamo attendere che il tempo e la volontà di sopravvivere cancelli il ricordo anche di queste vicende. Vorremmo sperare in un giudizio rapido, vorremmo che qualcuno autorevole e credibile ci rassicurasse, ma vorremmo vedere intanto una reazione che ci dica che non siamo soli e che l'assedio per ottenere la verità sollecita è più forte di ogni difficoltà o volontà contraria. Forse così potremmo ritrovarci. Tutti, o almeno tutti gli uomini di buona volontà. Dopo torneremo a dividerci legittimamente sulla politica.

                                               S. F.

 

09 luglio 2007

Perché no?

Onorevoli (o giù di lì) Consiglieri del Comune di Roma, io vi ammiro per la recente iniziativa di denominare una strada della Capitale col prestigioso nome di un benefattore dell’Italia, e forse del mondo, BETTINO CRAXI. Non importa se ha origini sicule, perché non è poi una vergogna avere dei padri siciliani, se quell’isola ha dato i natali a gente come Archimede, Gorgia, Antonello da Messina, Bellini, Verga, Pirandello, F. Franchi e C. Ingrassia, …

Ora vorrei proporvi di nominare una piazza di Roma a mio cugino, MICHELE GRECO, persona di grande prestigio, di fama internazionale, da meritare il titolo - e non l’incarico - di PAPA!

Sono certo che aderirete alla mia proposta, e che presto sarete onorati di scoprire la lapide che porterà su scritto: Piazza MICHELE GRECO, Papa (con rispetto parlando)..

 

Boris Longojev

 

06 luglio 2007

I: G8, le telefonate tra poliziotti e centrale,"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"

Genova, gli avvocati delle parti offese depositeranno le comunicazioni oggi al processo per il blitz nella scuola
Un agente della polizia dopo l'irruzione: "Qui ci sono teste aperte a manganellate"

G8, le telefonate tra poliziotti e centrale
"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"

di MARCO PREVE

 

<B>G8, le telefonate tra poliziotti e centrale<br>"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"</B>

La scuola Diaz dopo l'irruzione della polizia

GENOVA - C'è la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani ("speriamo che muoiano tutti... tanto uno già...1 a 0 per noi.."), il funzionario che impreca per i ritardi, l'agente che non sa che accade, l'altro che racconta di teste spaccate, il capoufficio stampa di Gianni De Gennaro "dimenticato" per strada, il capo della celere distrutto dalla nottata, quello della Digos che cerca di disfarsi delle due molotov. Sono le 26 telefonate che gli avvocati delle parti offese del processo per il blitz alla Diaz nel luglio 2001 - 29 tra funzionari e agenti imputati per lesioni, falso e calunnia - depositeranno nell'udienza di oggi, l'ultima prima della pausa estiva. Le comunicazioni sono quelle che intercorrono tra i poliziotti sul campo e la centrale operativa del 113 in questura.

Ore 21.35 l'irruzione deve ancora essere decisa ma vengono inviate pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola che ospita la sede del Genoa Social Forum. Una funzionaria della centrale operativa (Co) parla prima con una pattuglia della Digos: "In piazza Merani ci hanno segnalato questi dieci zecconi (i manifestanti ma anche i giovani di sinistra, ndr) maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada...". Alle 21.57 la stessa poliziotta parla via radio con un collega (R) il tono è rilassato e scherzoso.

R: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...". Co: "... speriamo che muoiano tutti...". R: "Eh sei simpatica". Co: "Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi... tanto siamo solo sul 113 e registrano tutto".


A cavallo della mezzanotte, al 113, arrivano le telefonate allarmate di residenti della zona. Ore 23.58: "... via Cesare Battisti... guardi che è un macello... "; ore 23.59: "Lo sapete che hanno attaccato i ragazzi qui della scuola Diaz".

I primi feriti. Ore 00.17, l'agente al posto di polizia dell'ospedale San Martino chiama il 113: "Ascolta ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?". 113: "Sì no, guarda io non te lo so dire...".

Non hanno idea della situazione neanche gli agenti del reparto prevenzione mandati a piantonare i feriti all'ospedale. Alle 2.36 uno di loro chiama la Centrale operativa. "Sono 25 persone, uno ha problemi al torace... l'altro lo metti in chirurgia, l'altro in neurologia..", 113: "Sono in stato d'arresto?". Il poliziotto: "No devono essere accompagnati... si vede che questi sono i protagonisti degli scontri di oggi... però chi ha proceduto io non lo so". Co: "Guarda non lo so neanche io... ".

Alla stessa ora il poliziotto al San Martino spiega al 113, che chiede se ci sono ferite da taglio: "No, no teste aperte a manganellate".
Uno degli imputati il commissario Alfredo Fabbrocini parla al telefono con il 113 che chiede informazioni su quanto accaduto alla Diaz. Co: "Allora scusami esatto... quante persone avete accompagnato voi a Bolzaneto?".

F: "Guarda ti direi una bugia, non lo so... c'era un tale caos, guarda, anche perché noi non accompagnavamo, noi facevamo la scorta... comunque c'era il funzionario della Digos, il funzionario della mobile". Co: "E lì ti fermi... perché non c'era altro". F: "Non lo so se non c'era altro, c'era qualche funzionario addetto della Digos, ce n'erano almeno tre o quattro.. c'era il dottor Sgalla, c'era anche Ciccimarra che li conosco, quella là più alta in grado non so chi era, comunque ce n'erano altri... ah c'era Gratteri, c'era il dottor Gratteri... loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza...".

All'1.23 Lorenzo Murgolo alto funzionario della questura di Bologna, indagato e poi prosciolto, si infuria con il 113 perché non arriva un pullman per il trasferimento dei "prigionieri" arrestati: "Sono il dottor Murgolo porca... perché non rispondete porca.. è tutt'oggi che non rispondete a sto ca... di 113.. ".
Cinque minuti dopo è ancora lui, in sottofondo si sente la gente che urla "assassini assassini". L'operatrice del 113 è in difficoltà di fronte alla rabbia di Murgolo e chiama un funzionario ma la musica non cambia: "Ma porca... ma mi volete dire dov'è 'sto pullman..". 113: "La navetta è sul posto...". M: "Mah.. io non la vedo".

Alle 2.07 Mario Viola funzionario collaboratore di Roberto Sgalla capo ufficio stampa del capo della polizia chiama ripetutamente il 113 per avere una volante che li riporti indietro perché tutti i mezzi sono partiti "scordando" i due dirigenti. Alle 2.44 richiama e dice che è stato accompagnato dal capo della mobile "perché se aspettavamo una volante stavamo ancora lì".

Mentre attendono di essere collegati dal centralino Viola parla con dei colleghi: "Che ha detto?... ha detto che non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto" e un altro ribatte "che se ne andasse a fan... ".

Alle 3.05 Vincenzo Canterini ("... sai che non connetto più io.. dissociato.. davvero so dissociato...") capo della celere romana parla con un suo attuale coimputato, Spartaco Mortola, ex dirigente Digos di Genova che agli agenti nel suo ufficio dice: "Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui...". Sono le due bottiglie che, scoprirà la procura, furono introdotte nella Diaz dagli stessi poliziotti.

(6 luglio 2007)

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/g8-genova/telefonate-poliziotti/telefonate-poliziotti.html

Ascoltare...

Che bello guardare e non capire...
ULISSE SPIEGO' LE VELE AL VENTO
MA IL VENTO NON CAPI'

E' UNA SENZAZIONE TREMENDA, PARLARE CON LE PERSONE E RENDERSI CONTO DI
QUANTO POCO ASCOLTINO.

A ME PIACE ASCOLTARE E IMPARARE DA CHI HA QUALCHE COSA DA DIRE. TROVO
INTERESSANTE IL CONTENUTO DELLE PAROLE PERCHE' SONO LA MANIFESTAZIONE DEL
PENSIERO, ANCHE SE UN PENSIERO MOLTO PERSONALE. ASCOLTO E IMPARO, ASCOLTO E
CONOSCO LA PERSONA CHE MI PARLA.

DENTRO AD OGNI PENSIERO VI E' CELATO UN MONDO, QUESTI MONDI SI RIVELANO
ATTRAVERSO LE PAROLE.

GUARDO LA GENTE CHE CON AGGRESSIVA DISINVOLTURA ABBAIA AL PROSSIMO. E NON SA
QUANTO SIA IMPORTANTE COMUNICARE PER VIVERE BENE IN ARMONIA, QUANTO SIA
FONDAMENTALE COMUNICARE PER FARSI CONOSCERE, QUANTO SIA NECESSARIO
COMUNICARE PER FAR CAPIRE.

MA CAPIRE COSA ?

CHI ASCOLTA ?

TUTTI SENTONO, MA POCHI ASCOLTANO !

C'E' UNA QUANTITA' INDEFINITA DI PERSONE CHE ASSORBONO COMUNICATI, MESSAGGI
E INFORMAZIONI IN MODO TOTALMENTE ACRITICO O SUPERFICIALE E PER
NEGHITTOSITA' SI LASCIANO CONVINCERE COME PINOCCHIO DA LUCIGNOLO.....

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05 giugno 2006

LE MIE VALUTAZIONI SUI RISULTATI ELETTORALI RIVOLTE AI MIEI QUATTRO LETTORI

LE SCHEDE

Chi ha ideato la grafica delle schede ha preso un granchio.
Il nome dei due candidati sindaci era scritto in piccolo e in corsivo rispetto ai simboli.
È stato difficile per l’elettore medio individuare Covato (si è verificato spesso che non essendo sicuri di avere votato per Covato, abbiano scritto Covato).
Ancora peggio per Bolla, che era sovrastato dal simbolo della lista “Con Bolla per Pinerolo” (una grossa palla blu con un Bolla in bianco a caratteri cubitali).
Molti elettori, volendo usare il voto disgiunto, non segnavano Bolla candidato, ma la lista con Bolla, facendo lievitare i consensi per questa lista oppure segnavano questa lista con il nome del candidato di Forza Italia o di candidati d’altre liste di centrodestra.
Chi, come me, si è preso la briga di girare per tutti i seggi al momento dello spoglio, si è reso conto dell’enorme confusione dell’elettorato (a mio parere, non si era mai visto nulla del genere).
A me, inoltre, è capitato più di una volta di leggere il mio nome, come preferenza, abbinato a Forza Italia.
Capisco che Italia dei Valori e Forza Italia abbiano in comune Italia, ma mi sono sentito offeso e non ho accettato il binomio.
Almeno un terzo delle schede, applicando criteri rigorosi, andava annullato.
I Presidenti dei seggi, visto l’andazzo, hanno individuato un loro criterio e lo hanno applicato in modo imparziale, ma questo criterio variava da seggio a seggio e da Presidente a Presidente (qualche presidente inesperto e meno deciso ha protratto lo sfoglio fino a notte alta).
Il risultato globale non credo che n’abbia risentito, ma la serietà delle elezioni sì.
La Commissione Elettorale Nazionale dovrebbe essere più lungimirante, così come chi cura l’impostazione grafica.
A mio parere, il voto disgiunto, sia perché crea troppa confusione, sia perché politicamente è un ibrido, andrebbe eliminato dalle possibili scelte.

LE PREFERENZE

Dopo le liste bloccate delle precedenti elezioni politiche e lo strapotere delle segreterie dei partiti nel decidere chi aveva diritto e chi no ad accedere al parlamento, gli elettori si sono riappropriati dello strumento delle preferenze per selezionare la classe dirigente.
Come capita dopo un lungo digiuno, l’uso delle preferenze, in questa tornata elettorale, ha preso la connotazione di una grande abbuffata o di un rito orgiastico.
Abbiamo letto preferenze sparate ovunque e in qualsiasi modo, per esempio un Alberto Barbero nella Margherita o, come dicevo prima, un Giuseppe Buzzanga in Forza Italia.
A parte gli aneddoti, le preferenze sono date con tre criteri, che alle volte si mescolano.
1. Il criterio della parentela o degli amici.
2. Il criterio “clientelare” o di controllo sistematico del territorio.
3. Il criterio politico, più seguito dall’elettorato politicizzato e caratterizzato di destra e di sinistra.

Più l’elezione si restringe in ambito locale più prendono piede i primi due criteri.
Nel centrodestra hanno pagato pegno, per il gioco delle preferenze, il sen. Lucio Malan, braccio destro (o sinistro) di Berlusconi, così come i coordinatori di Forza Italia, Giorgio Mathieu, e dell’UDC, Alberto Aymar.
Nell’Unione:
a sorpresa (non so quanto “attesa”), nei “Verdi e Comunisti italiani per l‘Unione” è stato eletto Marco Gaido;
in Italia dei Valori, che non ha avuto seggi, si è piazzato come primo Laurita, che ha doppiato per preferenze i due candidati più accreditati politicamente: Elena Boiero e Giuseppe Buzzanga (l’una cattolica di centro, l’altro laico di sinistra), la Boiero, tuttavia, potrebbe entrare in Giunta sia come premio al Partito (quale?) sia per rispettare le quote rosa;
nei DS sono stati eletti tre outsider: Pino Bari, Luca Tumminello e Roberto Magrì (consigliere uscente);
nella Margherita la lotta è stata aspra tra i candidati, ma i covatiani hanno dimostrato ancora una volta di avere un buon controllo del territorio ottenendo quattro consiglieri (anche se risulta difficile capire quale sia la visione politica di un Rossetto, 427 preferenze o di un Masciotta, 203 preferenze), così come i Popolari (quattro consiglieri).
Sono rimasti fuori sia Peres (Presidente uscente del Consiglio), sia il capolista Angelo Distaso, sia l’altra anima dei Popolari rappresentata da Elvio Rostagno sia, infine, le donne candidate.
Con il gioco degli Assessorati, tuttavia, Peres e Rostagno dovrebbero subentrare in Consiglio al posto di Rossetto e Berti in Giunta, ai quali si aggiungerà Buttiero o Chiabrando.

CHI HA VINTO

Ha vinto l’Unione nettamente, con il 58,2%, e, dentro l’Unione, Covato e la Margherita, che diventa, con il 24,7%, il primo partito della città.
Ha vinto, anche se con un risultato inferiore al possibile, Rifondazione Comunista (8,9%), che passa da due a tre consiglieri e conferma un Assessore, verosimilmente Tiziana Alchera (quote rosa) e forse ottiene una delega importante per un altro consigliere. Dovrebbe subentrare in Consiglio Luca Prola e, se Clement lascia, Piero Malano (Assessore uscente).

CHI HA PERSO E PERCHÈ

Bolla e il centrodestra (41,8%) sicuramente, ma era molto prevedibile.

Nel centrosinistra:

1. La Politica

Sì, a mio parere, la grande sconfitta è stata la Politica con la P maiuscola, quella che affronta i grandi temi ideali e immagina una felicitè publique per i cittadini.
Invece ha vinto la politica delle poltrone e degli scontri di potere.
Questo è dovuto a due fattori:
· da una parte una progressiva diseducazione dell’elettore ad usare lo strumento del voto con criteri politici e di questo sono responsabili non solo i partiti della Prima Repubblica, come la DC o il PSI di Craxi, ma anche i loro eredi;
· dall’altra l’incapacità dei DS a presentarsi come alternativi a questi metodi, sempre ed ovunque.

In tempi non sospetti, ho criticato la polemica sollevata da Alberto Barbero sulle pagine dei giornali dopo le Primarie.
Ritengo che sia stato un gravissimo errore per tre motivi:
a) È inopportuno sollevare una polemica di quel tenore alla vigilia d’elezioni se non si vuole disorientare l’elettorato o polarizzarne l’attenzione sui due contendenti, in questo caso Barbero ha perso.
b) Le problematiche sollevate da Barbero hanno una loro valenza politica e meritano di essere affrontate e chiarite, ma la sede è quella, molto più riservata e ovattata, degli incontri tra DS e Margherita per la costituzione del Partito Democratico. In ogni caso travalicano l’ambito locale e quello delle elezioni amministrative.
c) È stata data l’impressione di uno scontro di potere o di prestigio tra Alberto Barbero e i suoi sodali e Paolo Covato ed il suo giro, cioè uno scontro che ha poco o nulla della politica nobile.
d) Barbero ha dilapidato, in parte dell’opinione pubblica, la stima e l’apprezzamento per i dieci anni d’onesta amministrazione, presentandosi come un giocatore in campo, mentre avrebbe dovuto gestire con maggiore oculatezza il suo carisma, quale figura al di sopra delle parti.

I Democratici di Sinistra

I DS hanno perso poiché hanno un seggio in meno, anche se hanno aumentato i consensi (19,6%).
Ha perso, all’interno dei DS, Alberto Barbero, che della sua Invencible Armada ha portato in Consiglio se stesso e Magda Zanoni.
Degli altri quattro consiglieri, tre sono degli outsider, Pino Bari, Luca Tumminello e Roberto Magrì (consigliere uscente), il quarto Giorgio Canal non è iscritto al partito.
È rimasto fuori il gruppo dei Presidi, Elio Salvai, Mariella Amico, Mauro Ughetto; gli Assessori Giuseppe Chiappero e Flavio Fantone; le tanto osannate donne, Eliana Modena e Silvia Balocco; la sinistra DS con Riccardo Vercelli.
Una débacle da qualsiasi parte la si veda.
Saranno presenti in Consiglio tre bravi giovani, ma inesperti:
Pino Bari, sostenuto dalla cordata della sinistra ecologista coordinata da Fernando Giarruso: si farà largo da solo.
Luca Tumminello, un bravissimo e educatissimo giovane, ancora incredulo, che penderà dalle labbra del capogruppo.
Roberto Magrì, giovane consigliere uscente, disorientato dai nuovi assetti.
Per il gioco degli Assessorati, Zanoni (o Barbero) dovrebbe lasciare il posto a Salvai (una bestia nera per Covato); Barbero (o Zanoni) alla Presidenza del Consiglio; l’altro assessore potrebbe essere Giorgio Canal, in questo caso subentrerebbe in Consiglio Riccardo Vercelli, capogruppo uscente.
Potrebbe, però, presentarsi un altro scenario.
Se l’altro assessore sarà preso tra gli esclusi, per esempio Chiappero, Ughetto o Modena, rimarrà fuori Vercelli, che si era dissociato dalle polemiche postprimarie.

I Partiti minori

Non essere presenti nell’amministrazione e non possedere il controllo del territorio ha penalizzato i partiti minori.
A questo va aggiunto il minore afflusso d’elettori, che riguarda il cosiddetto voto d’opinione a cui i minori di solito attingono, nonché la polarizzazione dell’attenzione sulla polemica DS-Margherita.

Verdi e Comunisti Italiani, pur presentandosi uniti hanno, a stento, ottenuto un Consigliere e probabilmente otterranno un Assessore ( 3,2% con 571 voti).

Di Pietro – Italia dei Valori, pur rimanendo il quarto partito della coalizione non ha avuto seggi (2,1% con 380 voti).

La Rosa nel Pugno paga la velleità e/o l’illusione di potere recuperare il voto radicale d’opinione, motivo per il quale aveva rifiutato di inserire dei suoi candidati nella lista Di Pietro – Italia dei Valori, e non ottiene seggi (1,6% con 285 voti).


La mia delusione personale

Preciso, per prima cosa, che la delusione non è dovuta al mancato ingresso nel Consiglio comunale, bensì all’esiguo numero di preferenze (46) ottenuto.
Prevedevo, infatti, da un minimo pessimistico di 80 preferenze, ad un probabile 150, fino all’ottimistico oltre….
Questa previsione non era dettata da un eccesso d’autostima, ma da contatti rassicuranti e segnali che venivano da più parti.
Soprattutto doveva essere la naturale risposta a tre anni d’incontestabile impegno e ad una proposta politica che spaziava dai temi tipici dell’Italia dei Valori: lotta alla corruzione e agli sprechi, difesa dell’autonomia della magistratura, laicità dello Stato; ai comuni temi della sinistra: difesa del potere d’acquisto dei ceti medi, lotta contro il lavoro precario, condanna della partecipazione Italiana alla guerra in Iraq, temi ambientalisti.
Inoltre, dall’avere individuato con altri, come esigenze primarie, la costruzione di un polo di sinistra laico e democratico e i percorsi per una vera democrazia interna ai partiti (a cominciare dal mio).
Non mi dilungo su tutto questo poiché è possibile ritrovare gli approfondimenti nei siti:
http://www.esopo.org/ , http://www.giuseppebuzzanga.it/ , http://www.idvpinerolese.it/

Ovviamente, anche in questo caso valgono le considerazioni fatte sopra sul modo di votare dell’elettore medio in un’elezione comunale, ma non si chiedeva di capovolgere le percentuali, ma molto più semplicemente di raccogliere un centinaio di preferenze per avere la chiara dimostrazione che, almeno una minoranza, aveva colto la specificità e l’importanza della proposta politica.
Così non è stato e non trovo ancora una spiegazione plausibile e fin’ora nessuno me l’ha fornita.
Provo, tuttavia, a formulare l’ipotesi che si sia trattato di un deficit di comunicazione dovuto a modestia mia (certe cose non si dicono) e/o alla sopravvalutazione degli strumenti o dell’attenzione del cittadino per decifrare la complessa realtà politica, anche in ambito locale.

Schematizzo: è convinzione diffusa, me compreso, che i partiti siano strutture efficienti e finanziate (con i soldi dello Stato) per ricercare il consenso dell’elettorato, utilizzando l’arte della retorica delle immagini e dei messaggi.
È quello che abbiamo definito “berlusconismo” e che ha contagiato tutti i Partiti di destra, di centro e di sinistra.
È così con dei distinguo, ma stavolta, a Pinerolo, s’è fatta di tutta l’erba un fascio, accomunandovi anche i critici di questo sistema.
Dirò ora quello che forse avrei dovuto dire prima.

Ho assemblato una mailing-list con circa 400 indirizzi di posta elettronica e a questi indirizzi ho inviato centinaia e centinaia di lettere (forse troppe) da diversi account in base al tema o al Comitato.
Magari qualcuno avrà pensato che dietro a tre siti e migliaia di mail ci fosse uno staff con molti collaboratori e chissà quali finanziamenti,
Ebbene non è così, dietro quella mole di lavoro (elaborare il materiale e la proposta politica, inviare le lettere, dialogare con chi rispondeva o chiedeva spiegazioni o criticava per la non tempestività dell’informazione) c’ero solo io nel chiuso della mia cameretta (con l’ineguagliabile giovanissimo Stefano che curava i siti) e i finanziamenti venivano dalla mia pensione di statale.
Decine di volte vi siete fermati sotto i Portici per firmare referendum vari o per prendere volantini e, magari, avete pensato che L’Unione a Pinerolo è efficiente, ma vi è sfuggito che sotto i Portici a scaricare i tavoli, gli striscioni, a montarli, ad allestire i banchetti, con il freddo o con il caldo, per mattinate e pomeriggi interi, c’erano sempre gli stessi: Giuseppe Buzzanga dell’Italia dei Valori, Giorgio Gardiol dei Verdi, Renato Ribet e Rino Lombardo dei Comunisti Italiani, ai quali, in alcune occasioni, si sono aggiunti Luigi Fenoglio e Giampaolo Cleri di Rifondazione Comunista.
Insomma, anche se appartenenti a dei partiti, di quei partiti c’eravamo solo noi quattro/sei a sobbarcarci la fatica fisica e intellettuale, nonché ad elaborare una proposta politica di nuova sinistra; frattanto quei cento e passa candidati che avete trovato nelle liste erano in tutt’altre faccende affaccendati.
Forse vi state chiedendo dei DS, sì cari amici, a Pinerolo, in queste occasioni non abbiamo visto un diessino che sia uno (più che il contatto diretto con il cittadino, preferiscono i cenacoli).
Se, poi, vi interrogate sulla Margherita vuol proprio dire che volete parlare di fantapolitica.
Se volete trovare numerosi esemplari di queste categorie di politici dovete aspettare o la vigilia di elezioni che assegnano seggi o la spartizione di qualche Presidenza dell’ACEA.
Di quei sei sopra citati, due erano candidati: io con Di Pietro- Italia dei Valori (46 preferenze) e Renato Ribet con Verdi e Comunisti italiani (4 preferenze).
Caro amico Renato, tre anni d’impegno e di fatica ricompensati con quattro sparute preferenze; speriamo che gli tocchi un assessorato se lo merita per capacità e abnegazione!
In sintesi, avete accomunato gli antisistema al sistema e perpetuato metodi e persone che in altre occasioni non avreste incertezze nel biasimare.
Giuseppe Buzzanga

Se qualcuno vuole commentare, integrare, approvare, suggerire, criticare quanto ho scritto è il benvenuto.
Una sana e aspra dialettica è mille volte preferibile al silenzio nel quale spesso ci si chiude.
Potete, se volete, usare il blog http://buzzanga.blogspot.com/

13 maggio 2006

EVVIVA LA MAGISTRATURA

EVVIVA LA MAGISTRATURA!

 

1.    Tangentopoli imperversava, i politici e la politica, anche quando non erano essi stessi responsabili di corruzione o concussione, non vedevano o facevano finta di non sapere; inerti anche governo e parlamento.Senza l’intervento della magistratura chissà per quanto tempo ancora il malaffare avrebbe continuato a crescere.

2.    Cagnotti e Tanzi, i ”furbetti del quartierino” (Fiorani, Ricucci, Gnutti) e compagnia bella, spostavano capitali, esercitavano l’allegra finanza, usavano i paradisi fiscali, scalavano banche e giornali, ma i politici e la politica non vedevano o facevano finta di non sapere; inerti anche governo e parlamento, fino all’intervento della magistratura.

3.    Vanna Marchi, Stefania Nobile ed altre centinaia di imbonitori, truffatori e saltimbanchi imperversavano e imperversano nelle televisioni, usando il potere del mezzo televisivo per approfittare della buona fede o delle disgrazie delle persone più deboli ed indifese, senza che i politici e la politica sentisse il dovere d’intervenire; fino all’intervento della magistratura.

4.    Tutti dicevano e sapevano della corruzione nel mondo del calcio, Luciano Moggi da decenni viene indicato come un poco di buono, la GEA World, l’”accolita dei figli di papà”, di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus; di Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, ex presidente della Lazio; di Chiara Geronzi, primogenita di Cesare, numero uno di Capitalia, il gruppo bancario che tiene forzosamente in piedi la Lazio e che ha importanti rapporti anche con Perugia, Parma e Roma; di Francesca Tanzi, figlia di Calisto, numero uno di Parmalat e Parma, nonché membro del consiglio di amministrazione della stessa Capitalia e di Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino ( vi lavorano anche Giuseppe De Mita, figlio dell'ex segretario Dc, Ciriaco, ed ex addetto stampa della Lazio, e Davide Lippi, figlio di Marcello, allenatore della Juventus), che controlla 150 assistiti tra giocatori e allenatori di serie A e B era chiacchieratissima. I politici e la politica, invece, sembravano non sapere e non vedere, fino all’intervento della magistratura.

 

La politica dovrebbe prevenire le degenerazioni del sistema o intervenire ai primi sintomi, ma spessissimo è assente o complice.

La magistratura dovrebbe reprimere e condannare i colpevoli di reati.

La politica (e i politici, con qualche eccezione) non assolve il suo compito e risulta inutile luogo di spartizione del potere personale.

La magistratura (e i magistrati, con qualche eccezione) assolve il suo compito e risulta utile alla società.

 

EVVIVA LA MAGISTRATURA!

 

Giuseppe Buzzanga

 

 

www.giuseppebuzzanga.it